FOCSIV, ANDIAMO A CONOSCERE I VOLONTARI DEL CINQUANTENARIO

«Per essere all’altezza di quanto il mondo ci richiede. Per essere un piccolo grande antidoto contro la paura e, come ci ammonisce Papa Francesco, non limitarci ad essere un palliativo, ma ad affrontare le cause profonde delle sofferenze che si vivono in ogni parte del mondo dobbiamo essere quel granello di senape che produce speranza, come dice il Vangelo. Tutto questo riguarda il lavoro e l’anima della Focsiv e la sua volontà e capacità di rafforzare la solidarietà e la cooperazione allo sviluppo in modo sempre più incisivo ed efficace». Sono le parole pronunciate da Ivana Borsotto, presidente Focsiv, in occasione della consegna della 29ma edizione del premio destinato ai volontari dell’anno e del 50° anniversario della fondazione. «In questa giornata – ha proseguito –  si vuole riflettere su un mondo in cerca di equilibrio, sopra la follia che minaccia il futuro dell’Umanità. Sugli esseri umani, che siamo natura, vita materiale, interessi e passioni, fisico che partecipa al Creato, ma anche spirito libero, capaci di cose mirabili e terribili, capaci di tutto il bene e di tutto il male del mondo, nella nostra terrena determinazione. Ma possiamo scegliere, ciascuno di noi, di essere umani, che è cultura, ascolto e comprensione, relazione cosciente, pratica quotidiana di fratellanza. La riflessione odierna sarà utile per fare la nostra parte, ad essere parte di chi ha fame e sete di giustizia e lotta per i diritti e la dignità dell’uomo, perché sorga un nuovo umanesimo». La Federazione è nata dalla volontà e dalla decisione di 20 ONG fondatrici, da uomini e donne che si sono incamminate  sull’onda del rinnovamento indicato dal Concilio Vaticano II, delle encicliche Pacem in Terris e della Populorum Progressio, con nel cuore e nella testa la passione le competenze nel volontariato e nella cooperazione internazionale. Focsiv, oggi, rappresenta 94 Organizzazioni attive in 80 paesi del mondo, che continuano quel cammino comune nel proprio essere prossimo nelle periferie più abbandonate, nei villaggi lontani, nelle carceri disumane, nelle rotte migratorie anche le più feroci, nei conflitti, nei campi profughi, nei Paesi devastati dalle guerre, nei luoghi colpiti dai disastri ecologici e dal fenomeno dell’accaparramento delle terre. Un impegno che si concretizza, in molti casi, con le donne, protagoniste dello sviluppo delle proprie comunità, dei propri territori, dei propri paesi.


IL CALENDARIO DELLE CELEBRAZIONI


Le iniziative per il cinquantesimo proseguiranno anche nei prossimi due giorni: domenica 13 novembre con l’Assemblea dei Soci della Federazione e la celebrazione, da parte di Monsignor Luigi Bressan rappresentante della CEI presso Focsiv, della Santa Messa. lunedì 14 novembre alle ore 12:00 nella Sala del Concistoro del Vaticano 160 rappresentanti delle 94 ONG associate Focsiv saranno ricevuti in Udienza privata da Papa Francesco, Sempre lunedì 14 novembre alle 15:00 a Via della Nocetta 35 di Villa Pamphilj sarà piantumato un ulivo nel Giardino dei Giusti dell’Umanità, alla presenza dell’Assessore all’Agricoltura, all’Ambiente e al Ciclo dei rifiuti, Sabrina Alfonsi, a Anna Foa, Giovanna Grenga e Manuela Rippo dell’Associazione Gariwo e ad una rappresentanza del XII Municipio di Roma e di AOI, Link2007 e CINI. Un albero dedicato alla Cooperazione Internazionale: ai tanti uomini e donne che quotidianamente sono impegnati in tante parti del mondo come costruttori di pace e a tutti coloro che, in questi anni, hanno perso la vita.

JOSEFINA JOSE CAPPELLARO, PER L’INCLUSIONE DELLE PERSONE CON DISABILITÀ IN TUNISIA

  

Josefina Jose Cappellaro, 32 anni, è la vincitrice del Premio Volontario Internazionale FOCSIV 2022. Nata e cresciuta in Mozambico, è stata la prima tra le sue 5 sorelle ed un fratello a laurearsi in gestione delle risorse umane. La sua prima occupazione era in un’organizzazione della Provincia di Sofala, un’area rurale estremamente povera, dove difficilmente i diritti dei lavoratori sono salvaguardati, tanto che non era e non è difficile trovare persone che non avessero accesso alla pensione dopo lunghi anni di duro lavoro. Ha consciuto allora, il valore della cooperazione per lo sviluppo delle persone e dei territori, grazie ad un’Associazione cattolica locale, legata ai comboniani, che collaborava con la sua Università e ha iniziato a impegnarsi in questo settore. All’università ha conosciuto il futuro marito, italiano, sposato con rito tradizionale, con cui si è in seguito traferita per un breve periodo a Treviso, in seguito l’intera famiglia, nel frattempo erano nati due bambini Leo e Alan, si è trasferita in Tunisia dove Josefina inizia a lavorare con il CIR, il Consiglio Italiano Rifugiatie dove oggi collabora con Cope – Cooperazione Paesi Emergenti in un progetto rivolto alle persone con disabilità, attraverso il quale si intende modificare l’atteggiamento, poco inclusivo anche lavorativamente, della società tunisina. 

Il progetto triennale “Ricomincio da Te” si svolge principalmente in due Governatorati della Tunisia: Ben Arous, a trenta chilometri dalla Capitale, e Kairouan ed è cofinanziato dall’AICS – Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo e dal Ministero delle Politiche Sociali tunisino. In particolare, il progetto è volto far accedere le persone con disabilità a una buona istruzione che sia inclusiva e paritaria e, allo stesso tempo, a promuovere opportunità di apprendimento permanente per tutti. In particolare, nelle due cittadine COPE collabora da un lato con alcune Organizzazioni della società civile che gestiscono  centri per l’educazione delle persone con disabilità e dall’altro con le municipalità, per migliorare il loro inserimento sociale.

 COPE – Cooperazione Paesi Emergenti è stata fondata a Catania nel 1983 e sin dal 1984 è socio FOCSIV – Volontari nel Mondo. Nel pieno rispetto delle leggi, della cultura e delle tradizioni locali e in stretta collaborazione con i partner locali, l’Associazione promuove ed organizza progetti in vari ambiti per favorire l’auto-sviluppo delle popolazioni locali dei Paesi emergenti. In particolare, i settori d’intervento in cui il COPE è impegnato sono: sviluppo agricolo sostenibile; istruzione e tutela dell’infanzia, sanità – salute materno-infantile, malnutrizione, Hiv e Tubercolosi, disabilità – empowerment della donna. Presente in quattro continenti ha uno staff composto al 94% da personale locale del totale assunto, solo il 6% è rappresentato italiani espatriati o rimasti in Italia, ne fanno parte tra gli altri  giovani in Servizio Civile Universale, tirocinanti e volontari di tutte le età. I progetti di cooperazione allo sviluppo attivi, 29 solo nel 2020, operano dall’Africa, all’Asia, all’America Latina. In Italia e in Europa Cope svolge attività di formazione, sensibilizzazione e scambio di buone prassi nell’ambito dell’Educazione alla Cittadinanza Globale, approfondendo tematiche quali cambiamenti climatici, migrazioni, contrasto all’hate speech, responsabilità sociale d’impresa. Fondamentale è la collaborazione con le Università italiane e altre ONG italiane ed europee.


CLARISSE ZOURE, PER LE DONNE E I BAMBINI DEL BURKINA FASO

Clarisse Zoure,  52 anni, vincitrice del Premio Volontario dal Sud Focsiv 2022. Nata in una grande famiglia tradizionale del villaggio di Garango ha acquisito i valori tradizionali dell’organizzazione sociale burkinabé: la solidarietà e la forza per affrontare i molteplici problemi che posso esserci se si vive in un villaggio africano, soprattutto rurale. In particolare il padre, capo villaggio, le ha trasmesso un carisma particolare che ancora oggi le consente di essere una figura di riferimento per molte altre donne. Grazie alla sua autonomia e alla sua  energia nel porsi e nel risolvere i problemi, è diventata Presidente di un’unione di piccole associazioni femminili, l’Union des associations des femmes de Garango che ha fondato insieme ad altre 13 donne e che è partner locale dell’ONG italiana AES-CCC. Attualmente ne fanno parte 52 associazioni e più di 1.000 donne. Ogni giorno parla con bambini, donne e autorità locali di 144 villaggi facendo comprendere loro che la malnutrizione è una malattia come altre, che può essere facilmente sconfitta con la conoscenza e applicazione dei principi di base della nutrizione superando i tabù alimentari legati alle credenze tradizionali.

Clarisse riesce a trasmettere alle altre donne delle diverse comunità con le quali è impegnata che il miglioramento del ruolo femminile nella società è possibile e a portata di mano. Da molti anni si dedica instancabilmente all’organizzazione dei gruppi femminili della Provincia del Boulgou, situata nella Regione del Centro-Est del Burkina Faso, grazie ai quali si realizzano attività di miglioramento sociale ed economico come l’alfabetizzazione di base, la promozione della scolarizzazione femminile, le attività di trasformazione dei prodotti forestali e di lotta alla malnutrizione. In particolare, segue l’animazione e formazione di alcuni gruppi di donne per la protezione di 60 ettari di foresta di karité, l’albero dal quale le donne estraggono il burro impiegato nell’alimentazione e nella cosmesi. Grazie a questo suo quotidiano lavoro le donne di alcuni villaggi si sono organizzate per sorvegliare questi preziosi alberi, dando un esempio di conservazione e gestione razionale delle risorse naturali. La finalità ultima di questo prezioso impegno è non solo avere la possibilità che questi alberi siano fonte di un reddito immediato, ma conservarli affinché ne possano beneficiare le generazioni future anche in termini di deterrenza per i cambiamenti climatici. In Burkina Faso la malnutrizione acuta incide per il 5,9% e quella cronica per il 30,7% colpendo gravemente l’infanzia. È la causa del 38% dei decessi nei bambini con meno di 5 anni e della compromissione irrimediabile di un buono sviluppo fisico e psichico per oltre un milione di questi.

Il Progetto, finanziato da AICS – Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo, si fonda sull’approccio multi-settoriale promosso dalla nuova Politica Nazionale di Nutrizione approvata dal Governo del Burkina Faso nel 2015 e coinvolge 144 villaggi nei Distretti sanitari di Garango e Tenkodogo. Questo nuovo approccio ha introdotto, come parola chiave, la nutrizione come scelta politica trasversale a tutti settori sensibili, come: la salute, l’agricoltura, l’economia, le pari opportunità̀, ecc. Coerentemente con questa modalità, il progetto si basa sulla combinazione sinergica di tre principali assi di lavoro: lotta alla malnutrizione infantile nelle comunità̀ rurali; diffusione di buone pratiche di agricoltura familiare attenta all’aspetto nutrizionale; rafforzamento delle attività di trasformazione agroalimentare gestite dalle donne con miglioramento delle capacità economiche delle produttrici di materia prima o grezza. Si promuove, in particolare, un approccio integrato di gestione dei servizi di prevenzione, diagnosi e cura nei villaggi con la partecipazione attiva delle comunità̀ rurali e il rafforzamento delle capacità del servizio pubblico della salute. Si lavora affinché ci sia un miglioramento e una varietà nella dieta delle famiglie rurali, anche grazie alla diffusione di buone pratiche di agricoltura familiare, con interventi che potenzino orticoltura, itticoltura, produzione e trasformazione dei PFNL – Prodotti Forestali Non Legnosi – baobab, karité, moringa, neré – diffusione di varietà̀ migliori di riso con maggior valore nutrizionale. Infine, si favorisce l’accesso al reddito da parte delle donne di queste aree, intervenendo nella lavorazione del riso per la vendita sui mercati locali e la trasformazione agroalimentare dei PFNL rivolta ai mercati nazionali ed internazionali.

L’Associazione AES-CCC nasce a Padova nel dicembre 1967 con un grande sogno: concorrere allo sviluppo di ogni uomo e di tutti gli uomini. Inizialmente sostiene nello Stato brasiliano dell’Espirito Santo un progetto di educazione innovativa promosso dal suo fondatore, padre Umberto Pietrogrande. Qui i giovani abbandonano la terra per popolare le favelas delle città e il sacerdote intuisce che è necessaria un’azione educativa nuova. Valorizzando le competenze agrarie, pedagogiche, sociologiche e mediche di alcuni amici universitari, avvia un’attività di interscambio con l’Italia che pone le basi per un nuovo modello di cooperazione rispettoso della cultura dell’altro, fondato sulla reciprocità dell’amore e capace di creare nuove culture. Nel tempo l’associazione ha intrapreso azioni in molti altri Paesi del Sud-America, dell’Africa e dell’Europa, introducendo e declinando in contesti profondamente diversi la metodologia dell’interscambio.

RICARDO RAO, ESULE SOTTO TIRO PER L’AMAZZONIA

  

Ricardo Rao, 41 anni, vincitore del Premio Difensore dei Diritti Umani Focsiv 2022. Da ragazzo viveva in un villaggio sulla costa nord di San Paolo, sua madre era infermiera al Funai, la Fundação Nacional do Índio organizzazione del Governo brasiliano di difesa delle terre e dei popoli originari dell’Amazzonia, proprio in quel periodo che comprese le difficoltà che queste popolazioni subivano. Intorno al 2010 già avvocato e docente presso IBGE, l’Istituto brasiliano di statistica, fu consigliato dalla madre a partecipare ad un concorso per un posto nel Funai, che vinse. Dopo la formazione a Brasilia per diventare indigenista iniziò a lavorare nel Mato Grosso do Sul. Qui venne a conoscenza del genocidio dei Guarani-kaiowa, uno dei gruppi etnici più oppressi dell’Amazzonia. Una popolazione che negli anni Quarante è stata espropriata della propria terra e ancora oggi combattono legalmente con gli eredi dei coloni. Appartiene a questi primi anni la sua fraterna e professionale amicizia con Bruno Pereira. Nel 2015 si trasferisce a Barra do Corda, nel Maranhão, un’area molto conflittuale, come coordinatore tecnico locale, il suo compito era quello di ispezionare e proteggere il territorio. In questa regione la presenza dei taglialegna illegali e dei bracconieri è molto pesante, ma trovare i mandanti dei disastri ambientali è un lavoro davvero complesso,  ci si imbatteva sempre nella manovalanza, fatta di operai, contadini. Per molti anni lo svolgimento del lavoro degli agenti Funai, a parte alcuni episodi di intolleranza, è stato relativamente tranquillo, si sapeva che uccidere un funzionario del Governo avrebbe avuto serie conseguenze. Con l’ascesa di Bolsonaro e il rafforzamento del potere della Polizia militare però la situazione si è fatta insostenibile. Ricardo sa, dopo la morte dell’amico e collega Bruno Pereira ucciso con il giornalista britannico Dom Phillips e del suo compagno di lavoro Paulo Guajajara, capo indigeno e guardiano della foresta, di essere sotto tiro. Inizialmente ha cercato asilo politico ad Oslo e poi nel 2019 è arrivato in Italia, prendendone la nazionalità. Tre giorni prima di imbarcarsi per Oslo, Ricardo ha consegnato un ampio fascicolo alla Camera dei Deputati del Brasile, nel quale evidenziava i legami tra agenti della polizia civile e militare e la criminalità organizzata del traffico del legno, del narcotraffico e degli omicidi delle popolazioni indigene nel Maranhão. Denunce che al momento non hanno prodotto alcuna indagine. Oggi vive a Roma. Si dedica alla scrittura, alla ricerca di lavoro e, insieme ad altri giuristi brasiliani, sta lavorando ad una causa vorrebbe portare Bolsonaro in Tribunale, come responsabile della morte di cittadini italiani in Brasile durante la pandemia di Covid-19. Gli mancano la moglie e il piccolo figlio rimasti in Brasile, ma spera che l’elezione di Lula possa cambiare la sua situazione di esule.  (a cura di Elisa Chiari)

FOCSIV, ANDIAMO A CONOSCERE I VOLONTARI DEL CINQUANTENARIO