Elisabetta II: un nuovo modo per essere Regina


Le mani sono livide. Una mano appoggiata ad un bastone, l’altra si protrae verso Liz Truss, la nuova premier britannica, conservatrice come le altre due prime ministre – Margaret Thatcher e Theresa May – che l’hanno preceduta. Ultime immagini di Elisabetta II vivente. I segni del corpo sono stridenti: il sorriso per un atto politico dovuto contrasta con un fisico che si sta consumando. Il feretro raccoglie ora le sue spoglie, esposto a Westminster Hall. sovrastato dai simboli del potere che la Regina ha rappresentato: la Imperial State Crown (corona imperiale), il Sovereign’s Orb (globo della sovrana) e lo Scepter (scettro).


I gioielli della corona (custoditi nella Tower of London) non sono per memorabili solo per il loro inestimabile valore e perch utilizzati per l’incoronazione e le esequie. Rappresentano bens la regalia, ovvero i diritti che fin dal Medioevo spettano al sovrano e all’imperatore. Simboleggiano l’autorit e il potere sui sudditi, per intercessione divina.

Il corpo di Elisabetta II – regina del Regno Unito di Gran Bretagna e dell’Irlanda del Nord – non rappresenta solo la sovranit politica di una monarca che per settant’anni ha regnato, anche senza governare, una nazione, un impero e il Commonwealth (composto da 54 Paesi, di cui per solo 16 considerano la regina come loro capo di Stato, fra cui Regno Unito, Australia, Nuova Zelanda e Canada). Non vi solo la corona che significa potere politico su vasti territori. Ci sono anche il globo con una croce (fin dal 1661) e lo scettro con una colomba a segno dello Spirito Santo: significano il dominio di Ges sul mondo e la sovranit cristiana sulla terra. Le tre regalia sono la sintesi del potere temporale e religioso esercitato dalla monarca con i doveri che ne conseguono.

Durante l’incoronazione, nel 1953, la Regina aveva giurato di rispettare leggi e costumi, regnare con piet e giustizia, proteggere la Chiesa d’Inghilterra. Elisabetta II stata infatti governatrice suprema della Chiesa d’Inghilterra, con sede a Canterbury. La Chiesa anglicana, che attualmente conta 25 milioni di fedeli, era stata fondata da Enrico VIII nel 1534, a seguito dello scisma dalla Chiesa cattolica per motivi di divorzio e di supremazia politica. Il re – e non pi il papa – diventa capo della Chiesa secondo una nuova dottrina (39 articoli di religione), costituita da gerarchie e vescovi, che mantengono tratti sia cattolici che evangelici, seppur nella libert di culto.

Ma il Regno Unito non certamente un Paese confessionale. Gi nel Seicento il potere legislativo era stato distinto – grazie alla costituzione del Parlamento – dall’intervento assoluto del monarca, che da allora svolge un ruolo prettamente consultivo. La nazione britannica si fonda pertanto su una democrazia liberale, sul pluralismo religioso, sulla multiculturalit dei suoi popoli, ma anche su un particolare laicismo connesso alla sacralit rituale della corona. Le mutevoli connessioni tra le molteplici componenti politiche, religiose e culturali messe in gioco nella tensione fra passato e futuro, hanno cos posto notevoli sfide al regno di Elisabetta II, necessitante di cambiamenti. La Regina ha dovuto reinterpretare il ruolo di monarca in relazione a un impero che si stava sgretolando, al ruolo di governatrice di una Chiesa anglicana sempre pi in crisi, alla necessit di comprendere e andare incontro ai bisogni e ai sentimenti di cittadini e popoli, anche se da loro non eletta. Elisabetta doveva accorciare quella distanza emotiva che le veniva imposta dall’antico retaggio della ieraticit, dal distacco dagli altri esseri umani, dall’essere stata investita sacralmente.

Nell’importante studio su I due corpi del re, Ernst Kantorowicz si era interrogato sulla finzione giuridica della dignit regale, che era ancora in auge in et moderna. Il corpo del re veniva sdoppiato: uno era naturale, soggetto a malattie e vecchiaia, mentre l’altro era politico, incorruttibile e immortale, per cui il potere poteva trapassare da un re all’altro senza soluzione di continuit. Di tale concezione rimane traccia anche nel rito di incoronazione dei sovrani britannici. Il re/ la regina viene prima acclamato dal popolo, giura poi fedelt alla Chiesa e viene dunque unto con gli oli santi (che nella tradizione biblica significa essere investito in nome di Dio per una specifica missione o dignit). Infine, gli/ le viene concessa la regalia, secondo un rito sottratto alla vista del pubblico. Elisabetta II ha dovuto fare i conti con la tradizione che l’ha resa sovrana a confronto con le pressanti richieste popolari, che l’avrebbero rilegittimata come tale dal basso: doveva essere il popolo che rappresentava.

Accanto a un corpo di donna (che veniva accentuato con la cura dei vestiti, anche dai colori sgargianti) e responsabilit di madre, Elisabetta ha continuato a portare durante la sua vita i segni dell’investitura sacrale: non poteva essere toccata (si ricordi lo strappo di Michelle Obama) o baciata (se non da un altro re); nessuno poteva voltarle le spalle e bisognava aspettare che fosse lei la prima ad uscire; le spettava la prima parola e bisognava rivolgersi a lei come Sua Altezza Reale. Il corpo della regina significava cos censura dei sentimenti privati e privazione di spontaneit affettiva. Nonostante i molti divieti protocollari e retaggi tradizionali, Elisabetta ha per cercato di interpretare le svolte politiche e sociali dei suoi cittadini (anche se definiti come sudditi, cio che stanno sotto il dominio altrui), attraverso una diversa modalit di saper gestire e rappresentare le emozioni.

Elisabetta, figlia molto amata, era stata ben preparata fin da giovane a gestire i conflitti politici. Durante la Seconda guerra mondiale si era arruolata volontaria nel Women’s Auxiliary Territorial Service, svolgendo le mansioni di autista e meccanico. Durante il suo regno, pur rispettando le decisioni dei primi ministri e delle due Camere del Parlamento (dei Lords e dei Comuni), Elisabetta II sempre stata un importante punto di riferimento per le pi difficili decisioni politiche, assumendo quasi un ruolo di mediazione materna. Nel 1947, annunciando il suo matrimonio con il principe Filippo, aveva dichiarato davanti a voi tutti che la mia intera vita, sia essa lunga o breve, sar dedicata al vostro servizio e al servizio della grande famiglia imperiale alla quale tutti apparteniamo. Ma la questione dell’impero e delle sue conseguenze, soprattutto in Africa e nelle altre colonie, sempre stata al centro di numerose critiche, anche ora, con contrastanti reazioni all’annuncio della morte della regina da parte di molti Paesi.

Elisabetta II ha dovuto fare i conti con l’autodeterminazione dei popoli, a differenza delle altre due sovrane che l’avevano preceduta: l’omonima Elisabetta I (la cosiddetta regina vergine ogloriosa) che aveva iniziato la colonizzazione dell’America settentrionale e Vittoria che aveva espanso i territori dell’impero. In un ordine mondiale fortemente in cambiamento, Elisabetta II ha dovuto dimostrare non soltanto di sapere regnare, ma di introdurre cambiamenti nel modo stesso di essere regina, a partire dalla necessit di dimostrare compassione ed empatia. Ma se ci poteva essere pi semplice se espresso davanti ad un pubblico di cittadini a proposito di questioni politiche, tale atteggiamento si rivelato molto pi complesso e doloroso, quando venuto a concernere i propri sentimenti di donna.

Elisabetta II ha cos imparato una diversa forma di reginit, a partire dalla sofferenza delle proprie emozioni private, fino ad allora impossibili da rappresentare in pubblico. Erano in fondo anche i sentimenti della nazione che ella rappresentava. Dovette imparare da lutti familiari e da passioni represse, come dimostra la svolta avvenuta con la morte, tragica e imprevista, della principessa Diana nel 1997. Secondo regole dinastiche e calcoli di rappresentativit aristocratica, la Regina aveva in qualche misura imposto al figlio Carlo una giovane di ottimo lignaggio, bella e illibata. Di fatto era un matrimonio combinato: Carlo e Diana si erano visti solo poche volte. Sembrava che tutto potesse andare per il meglio. Ma i conti non sarebbero tornati, anzi le storie si erano inceppate. Il potere dei sentimenti si era rivelato pi forte. Carlo aveva un’amante sposata, Camilla, che neppure il matrimonio aveva potuto allontanare. Diana era una giovane donna innamorata che aveva creduto in un amore romantico, tradita, infelice, ma legata alla cura dei figli, disinibita nel mostrare il proprio corpo, fortemente empatica e vicina al sentire comune in diverse parti del mondo. Diventa iconica, grazie anche all’ambivalente uso dei mass-media.

La morte di Lady Diana sconvolge milioni di persone. Il lutto per la principessa del cuore e del popolo coinvolge non soltanto il Regno Unito. Ognuno la compiange – al di l della cultura, classe, religione, origini – per la parte che Diana aveva rappresentato per s, per le sofferenze condivise, le missioni da compiere, l’inclusione delle diversit. Era possibile identificarsi in lei: parlava delle difficolt quotidiane che sembravano cos lontane dall’imperturbabilit di Buckingham Palace. Le veglie di migliaia di persone che volevano assisterla prima del suo funerale – con canti, candele, cibo, disegni, oggetti vari – rappresentavano un’umanit che chiedeva una diversa vicinanza da parte della Corona, segnando una nuova unit nazionale.

Le iniziali riluttanze di Elisabetta II sono note: Lady Diana non faceva pi parte della famiglia reale. Ma Elisabetta si convinse, che – al di l dei protocolli, dei dissidi e dell’opinione dell’allora primo ministro Blair – doveva rispettare ci che il “suo” popolo voleva: riconoscere dignit a Diana. Ma ci imponeva alla Regina di fare innanzitutto i conti con s stessa. Elisabetta decise cos di parlare alla nazione dal profondo del suo cuore, come una nonna. La Union Flag sul palazzo reale fu posta a mezz’asta. Quando pass il feretro, la Regina abbass leggermente il capo, in segno di lutto, prima che le esequie fossero celebrate all’Abbazia di Westminster, con la partecipazione di migliaia di persone, sparse lungo le strade di Londra. I cittadini chiedevano di essere riconosciuti non solo nella loro identit e diversit, ma nei loro sentimenti pi profondi, che nelle fragilit umane trovavano una comune unit. Cos Elisabetta II si trov a gestire inaspettatamente complesse relazioni di genere, che rimandano a differenti forme di mascolinit e femminilit, come per i figli Carlo (ora re Carlo III, sensibile e ambientalista) ed Andrea (sessualmente rapace e inaffidabile), cos come per le nuore Diana e Camilla, dalle fisionomie e dai caratteri davvero opposti.

E anche qui la Regina cambiata: si mostrata inflessibile con Andrea, a cui ha tolto gli incarichi che ricopriva a nome della Casa reale, ma conciliante con Camilla, alla quale ha riconosciuto prima della sua morte l’onore di essere nominata regina consorte, riconoscendo la consistenza dell’amore con Carlo, a lungo proibito, e forse l’errore per aver promosso un matrimonio non consenziente. Nel suo omaggio, Camilla ha ora ricordato le difficolt della regina di esser stata una donna sola: non c’erano donne premier o presidenti quando salita al trono. Lei ha saputo costruire il suo ruolo.

Il potere di Elisabetta andato consolidandosi negli anni, grazie al mutamento di atteggiamenti pubblico-privati. Da una parte, il suo potere stato potenziato da un complesso rapporto con i messa-media, a cui non si mai sottratta e che l’hanno trasformata in un brand milionario, oltre che in una icona pop, come nel caso dei video con l’attore di James Bond (per le Olimpiadi) e con l’Orso Paddington – Thank you Ma’am, for everything (per il Giubileo di platino). Dall’altra parte, il suo potere stato rafforzato da una diversa politica delle emozioni e della gestione degli scandali familiari, senza occultamento.

Elisabetta II ha saputo reinterpretare la reginit, con un corpo di donna, capace alla fine di esprimere sentimenti, al di l dell’investitura politica e religiosa. Non si spiegherebbe diversamente perch milioni di persone vogliano Pay Respects to the Queen. Forse anche perch in settant’anni di regno la Regina era divenuta un’immagine familiare, che ogni tanto faceva capolino con le sue traversie nel nostro quotidiano, accompagnandoci nelle nostre vite.

* Marina Calloni professoressa di Filosofia Politica e Sociale presso l’Universit di Milano-Bicocca

19 settembre 2022 (modifica il 19 settembre 2022 | 18:46)

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