Star Wars: Andor, la recensione del finale di stagione

Il finale della prima stagione di Star Wars: Andor conferma, casomai ce ne fosse ancora bisogno, che la saga di Disney non ha mai avuto bisogno di spade laser, Jedi e Skywalker per raccontare una storia avvincente, che rapisce lo spettatore e lo incolla alla poltrona. E questo già lo sapeva chi ha letto qualche romanzo dell’Universo Espanso, prima o dopo il nuovo canone, ma serviva istruire gli spettatori e dimostrare, prendendo in prestito le parole di una nota serie TV italiana, che “un altro Star Wars è possibile”.

Il creatore di Andor, lo scrittore Tony Gilroy, ha rovesciato le nostre aspettative fin dall’inizio con una serie incentrata su un protagonista di cui, tutto sommato, non fregava nulla a nessuno, e che nel finale di stagione ha un ruolo quasi del tutto marginale, come vi spiegheremo nella nostra recensione di Star Wars: Andor 1×12, ricordandovi di stare attenti agli inevitabili spoiler.

Tutti insieme su Ferrix

Star Wars: Andor, anche Dedra è arrivata su Ferrix

La scorsa settimana, lo scrittore Tony Gilroy aveva preparato la scacchiera per il gran finale, facendo convergere quasi tutte le sottotrame su Ferrix, il pianeta in cui Cassian è cresciuto insieme a sua madre Marva, da poco deceduta. Diciamo “quasi” tutte le sottotrame, perché quella di Mon Mothma è proseguita a Coruscant con una manciata di scene diluite nel corso dell’episodio: brevi, e non troppo intense, come lo è stata tutta la sottotrama nella seconda metà della stagione. È un peccato che Genevieve O’Reilly abbia avuto così poco materiale su cui lavorare, soprattutto dopo aver recitato in alcune scene straordinarie degli ultimi episodi, ma è chiaro che anche per lei, come per tanti altri personaggi, questa prima stagione è stata solo un trampolino di lancio, e verrà il momento di scoprire come Mon Mothma è diventata a tutti gli effetti la leader dell’Alleanza Ribelle.

Per ora dovremo accontentarci di un cazziatone all’indirizzo di suo marito, che però vi consigliamo di guardare e ascoltare con attenzione, perché in questo episodio, a metà tra Il ponte delle spie e The Departed, non tutto è ciò che sembra e tutti manipolano tutti. E se Mon ha usato Perrin e il suo autista per sviare l’Impero sui suoi movimenti bancari, beh, tanto di cappello.

Su Ferrix, intanto, sono arrivati tutti quelli che vogliono Cassian Andor morto, e che hanno conti in sospeso gli uni con gli altri. Gilroy, alla fine, usa Cassian come una specie di catalizzatore. È il protagonista, ma anche una cosiddetta red herring, perché lo scrittore della serie Bourne vuole raccontarci le sfumature di un cast di comprimari sfaccettato e totalmente umano: dalla relazione sempre più penosa di Vel Sartha e Cinta Kaz, affidata a sguardi e silenzi, all’ossessione di Syril Karn per Dedra Meero, che non si capisce dove finisca la fedeltà all’Impero e cominci l’amore.

Il mattatore degli ultimi episodi, Luthen Rael, fa pochissimo in questi ultimi 52 minuti: Stellan Skarsgård ha una manciata di battute e qualche primo piano, mentre l’episodio si concentra quasi tutto sugli abitanti di Ferrix e sull’intrigo che ruota intorno a Cassian.


Star Wars: Andor, il funerale di Marva Andor
Star Wars: Andor, il funerale di Marva Andor

E proprio perché Andor è una serie che rovescia gli schemi, si resta ipnotizzati dalla tensione crescente, che si accumula nella minuziosa regia di Benjamin Caron e nella colonna sonora incredibile di Nicholas Britell. Lo spettatore arriva alla scena del funerale – e quindi al climax dell’episodio – col cuore in gola. L’atmosfera appartiene al genere thriller, e ogni particolare, ogni movimento di macchina, ogni battuta solenne, sembrerebbe rimandare a una tragedia incombente. Il fanservice sta a zero. Mon Mothma nomina Canto Bight (il pianeta casinò de Gli ultimi Jedi, ricordate?) ma a questo punto dei riferimenti alla Saga degli Skywalker non frega più niente a nessuno. Riuscirà Cassian a salvare Bix? Ma soprattutto, chi arriverà vivo a fine episodio?

L’ultima domanda ha una risposta nient’affatto banale, e ci si arriva dopo una prima, vera insurrezione che ha il sapore della Ribellione. Una rivolta fomentata dalle parole di Marva, che a sentirle bene sono orribilmente attuali. Inutile girarci intorno e nascondersi dietro un dito: l’Impero rappresenta il fascismo e l’ologramma di Marva non dice solo agli abitanti di Ferrix di aprire gli occhi e combattere.


Star Wars: Andor, c'è poco Luthen nel finale di stagione
Star Wars: Andor, c’è poco Luthen nel finale di stagione

Nonostante ci sia una sorta di battaglia, tra operai e minatori e assaltatori Imperiali dalla mira inspiegabilmente precisa, Cassian rimane nelle retrovie. Più antieroe che eroe – il protagonista di una serie su Disney+ che spara un colpo al cuore, e a bruciapelo, di un Imperiale indifeso – Cassian ha portato tutti su Ferrix, ha scatenato una rivolta e ha messo insieme i suoi due peggiori nemici. E senza neppure saperlo. La scena dopo i titoli di coda è… fatalistica, a dir poco, in questo senso.

Ci siamo chiesti per alcune settimane cosa stessero montando nella prigione di Narkina-5, e il nostro sospetto ha trovato conferma: il super cannone della Morte Nera. Ironia della sorte, Cassian ha contribuito a costruire la stessa arma Imperiale che gli darà la morte in Rogue One: A Star Wars’ Story.

Tiriamo le somme


Star Wars: Andor, Mon Mothma e la sua famiglia in una scena
Star Wars: Andor, Mon Mothma e la sua famiglia in una scena

Andor è probabilmente il miglior Star Wars che abbiamo visto in TV dopo che Disney e Lucasfilm si sono dati alle serie live action. Abbiamo adorato The Mandalorian, non fraintendeteci, e siamo rimasti delusi da The Book of Boba Fett e Obi-Wan Kenobi per svariati motivi, ma finora le serie televisive su Star Wars hanno seguito sostanzialmente lo stesso canovaccio fatto di rimandi, easter egg e citazioni, spalmati in episodi e in stagioni che seguono più o meno lo stesso iter: un’introduzione, una preparazione al climax, e il climax stesso, che solitamente è uno scontro a fuoco, un inseguimento o un combattimento di qualche tipo. Intrattenimento puro e semplice, che fa il suo lavoro bene – The Mandalorian, appunto – oppure… meno bene, come è successo nelle altre due serie summenzionate.

Lo Star Wars: Andor di Tony Gilroy, però, è fatto di tutta un’altra pasta. Non segue uno schema preciso, non ci sono scene d’azione perché devono esserci, e arrivati al dodicesimo episodio si fatica a distinguere le forze del bene da quelle del male, perché le sfumature sono troppe e troppo grigie.


Star Wars: Andor, il protagonista interpretato da Diego Luna
Star Wars: Andor, il protagonista interpretato da Diego Luna

Sì, insomma, prendiamo Mon Mothma, la cui sottotrama certo non ha spiccato, ma ha dimostrato come la nostra “eroina” – destinata a prendere le redini della Ribellione – sia stata disposta a sacrificare la famiglia per un bene superiore. Lo stesso Cassian, protagonista ambiguo, che deve vivere sulla propria pelle la crudeltà dell’Impero per scegliere da che parte stare, non esita a uccidere, truffare e ingannare per restare tutto intero. Separati da uno spettro ancora più grigio di comprimari, i futuri Ribelli sono contrapposti ai membri di un Impero che Andor ha fatto conoscere in dodici ore di TV meglio di quanto abbiano fatto sei film in uno spazio immaginario e non di quarant’anni.

L’Impero di Andor è un Impero di uomini, nel senso di persone, di impiegati e ufficiali, di operatori e superiori e sottoposti: una burocrazia dove è facile immaginare che si timbri il cartellino, si torni a casa e si vada a dormire, per poi fare colazione col latte blu la mattina dopo, all’alba di una nuova, fantastica giornata nei corridoi perfetti del Quartier Generale.


Star Wars: Andor, dopo i titoli di coda scopriamo cosa stavano costruendo su Narkina-5
Star Wars: Andor, dopo i titoli di coda scopriamo cosa stavano costruendo su Narkina-5

Questa rappresentazione così umana, realistica e concreta della galassia lontana lontana di Star Wars, che finora abbiamo visto come un universo fantasy in cui eroi e mascalzoni dal cuore d’oro combattono il male con la Forza o la sagacia, non sarebbe stata possibile senza il team di assoluta eccellenza che la sfilza di produttori esecutivi – non solo Gilroy, ma anche la tanto vituperata Kathleen Kennedy e lo stesso Diego Luna, che interpreta il protagonista – hanno messo insieme.

Forse la differenza tra la qualità di Andor e quella delle serie che l’hanno preceduta, o di produzioni multimilionarie come il recente Gli Anelli del Potere su Amazon Prime, è proprio questa: il talento dietro la macchina da presa, dietro i pennelli e le protesi con cui sono stati truccati attori e comparse, nelle menti dei costumisti e degli scenografi, nelle dita degli artisti che hanno corredato il tutto con effetti speciali all’avanguardia.


Star Wars: Andor, rivedremo B2EMO nella seconda stagione?
Star Wars: Andor, rivedremo B2EMO nella seconda stagione?

E non dimentichiamo il talento del cast. Se conoscevamo già le capacità indiscutibili di Stellan Skarsgård e Diego Luna, erano una scommessa tutti gli altri attori nel nutrito cast di comprimari, che però si sono rivelati all’altezza delle star in primo piano. Andor è una serie ben scritta, ricca di dialoghi salienti e sfumati, ma senza un’interpretazione di questa caratura forse non avrebbe avuto lo stesso peso. La separazione di Cassian e Kino, con quell’assurdo “Non so nuotare…” del secondo, non avrebbe avuto lo stesso impatto senza Andy Serkis, e l’antagonista per eccellenza della stagione, Dedra Meero, non sarebbe stata altrettanto odiosa se a interpretarla non ci fosse stata la talentuosa Denise Gough.

Senza scomodare cammeo d’eccezione – il Saw Gerrera di Forest Whitaker escluso, che però appare davvero troppo poco per essere preso anche soltanto in considerazione – Andor è riuscito a trascinarci nel suo mondo di chiaroscuri più scuri che chiari e a farci appassionare a personaggi completamente inediti perché li abbiamo sentiti più credibili e autentici di qualunque altro cacciatore di taglie o cavaliere Jedi.


Star Wars: Andor, Cinta e Vel torneranno nella prossima stagione?
Star Wars: Andor, Cinta e Vel torneranno nella prossima stagione?

Non significa che Andor sia stata una serie totalmente priva di difetti, sia chiaro, e in questa stagione abbiamo lamentato il ruolo forse un po’ troppo risicato del protagonista stesso, la sottotrama fin troppo diluita nel tempo di Mon Mothma, il montaggio intermittente di forse troppe scene in troppi luoghi diversi e nello stesso spazio di tempo. Possiamo capire anche chi si è… annoiato, per così dire, negli episodi più verbosi, quando non si è vista neanche l’ombra di una scena d’azione ed è sembrato che la serie prendesse tempo, mentre invece imbastiva un mondo e spostava le pedine su una scacchiera lunga dodici settimane (anzi, nove, visto che i primi tre episodi sono usciti insieme).

Ma Andor ha settato un nuovo standard per l’intrattenimento live action in salsa Star Wars che le produzioni a seguire – la terza stagione di The Mandalorian, Ahsoka, The Acolyte – dovranno riuscire a raggiungere. Rivolgendosi a un pubblico forse un po’ più adulto rispetto al solito, Andor ha raccontato una storia che avrebbe funzionato perfettamente anche senza il logo di Star Wars. E questo è un merito da non sottovalutare.

Commento

La prima stagione di Star Wars: Andor ci ha folgorato e il finale, rovesciando ogni aspettativa, è sicuramente una delle ore migliori che abbiamo speso a guardare la TV, ma proprio sotto ogni aspetto e a mani basse. La serie Lucasfilm firmata da Tony Gilroy è un fulgido esempio di quello che si può fare con un marchio famoso come Star Wars quando si ha la volontà, la creatività e l’ambizione per non cadere nel facile tranello del cliché e del fanservice. La seconda stagione arriverà soltanto nel 2024: sarà un’attesa durissima, e la nostra speranza è che le prossime serie live action di Star Wars seguano l’esempio di quella su cui non aveva scommesso nessuno.

PRO

  • La tensione montata ad arte nel corso dell’episodio
  • È un finale di stagione che sfida ogni cliché
  • Le musiche suggestive

CONTRO

  • Forse avremmo voluto qualche minuto in più di Mon Mothma

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